Quaderno n.° 18 – Mai più. Per nessuno

Mai più. Per nessuno

Nella premessa al suo saggio Il suicidio di Israele (2024) Anna Foa scrive: “Queste pagine nascono anche dalla convinzione che si possa ancora spiegare, parlare, distruggere con le idee miti e generalizzazioni, complicare le banalizzazioni, per rendere semplici e comprensibili i fatti e il pensiero, per aiutare a capire. Capire non basta, certo, ma senza comprensione non esistono possibilità.”

Condividiamo questa convinzione. Ancora più oggi, in un tempo così lacerato, difficile, doloroso. Un tempo violento e di violenza, in cui forte è la tentazione della semplificazione, dell’allineamento al senso e ai luoghi comuni, della rinuncia, della delega. Del silenzio.

L’ammonimento di Primo Levi “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo” risuona sempre più attuale. I segni premonitori che l’ebreo chimico e scrittore torinese elencava nella conclusione del suo fondamentale saggio “I sommersi e i salvati” (1986) – il diffondersi della violenza utile o inutile, dell’intolleranza, della libidine del potere, del fanatismo religioso o politico, del razzismo – sono sempre più diffusi nelle società del nostro secolo. La guerra ormai non è solo un tema dei libri di storia; l’inverno nucleare una delle opzioni sul campo; i diritti umani una variabile dipendente e subordinata alla volontà del più forte. Massacri, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, genocidi sono esperienze e tragedie della nostra quotidianità.

La memoria dello sterminio di sei milioni di ebrei nel cuore dell’Europa può essere celebrazione di  un rito, obbedienza a un dovere o ricordo una data del calendario civile. Deve essere un’occasione di pensiero, di interrogazione, di ricerca che mette in questione e ci mette in questione. Conoscere cosa è accaduto, quali furono le vittime, i carnefici, i collaboratori, gli indifferenti, i giusti, i resistenti, dove si verificò la deportazione e l’uccisione di milioni di esseri umani, quali furono le condizioni materiali e ideologiche che resero possibile quel genocidio, quali gli uomini e le donne che si opposero a tutto questo sono alcune delle domande inevitabili. E confrontare quel genocidio con gli altri del passato e del presente aiuta a comprenderne caratteristiche, modalità, specificità. Resistenze e alternative di pace e convivenza. Per essere meglio capaci di cogliere quei segni premonitori di cui parla Primo Levi. E impegnarci a tradurre in pratica “il mai più” che spesso rimane solo una semplice dichiarazione verbale. Anche a scuola.

Il 27 gennaio non è dunque la ripetizione rassicurante di parole d’ordine che cadono nel vuoto ma un’occasione per riflettere su deportazioni, razzismo, colonialismo, massacri, genocidi e sui dispositivi culturali che li costruiscono – propaganda, disinformazione, odio e disumanizzazione del nemico… – nel passato e nell’oggi: a Gaza come in Ucraina e in ogni altro luogo dove i diritti umani, la dignità e la vita vengono distrutti e negati.

Le sezioni del Quaderno

In forma di parole: se questo è un uomo. Tracce e immagini dell’umanità di ieri e di oggi

L’intervista ad Anna Foa

I contributi per capire il significato della memoria, e confrontare la shoah con i genocidi e le violenze attuali

I materiali didattici: esperienze, percorsi e progetti delle scuole

Parole da non perdere: quelle di bambine e bambini che parlano dei loro diritti e dei loro sogni

Post it recensioni di libri, siti, film.

La copertina di Marco Biani e la poesia di Michael Rosen ci aiutano a pensare al passato e al presente.