NUOVE INDICAZIONI 2025 – Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione – Materiali per il dibattico pubblico

Le Indicazioni Nazionali 2025 per infanzia e primo ciclo non passano l’esame del Consiglio di Stato che, con un documento diramato il 18 settembre, valuta la conformità del nuovo schema normativo a diverse disposizioni legislative nazionali e raccomandazioni europee. Leggi il documento.

In questa pagina pubblichiamo il documento elaborato dalla Redazione dei Quaderni della Rete in attesa della pubblicazione della versione definitiva delle Nuove Indicazioni.

Bozza Indicazioni Nazionali 2025. Riflessioni a cura di Anna Aiolfi, Luisa Bordin, Gabriella Bosmin, Nadia Paterno, Ernesto Perillo, Silvia Ramelli

L’11 marzo 2025 sono state pubblicate le bozze delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione 2025. L’11 giugno è stata pubblicata la seconda bozza che è stata trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione per il prescritto parere.

Una volta approvate, le  Nuove Indicazioni nazionali, sostituiranno dall’anno scolastico 2026/2027 quelle attualmente in vigore, adottate nel novembre 2012.

Il documento vuole essere un contributo al dibattito, a partire dalla valorizzazione di quanto abbiamo sperimentato in questi anni con la collaborazione di tutte e tutti gli insegnanti della Rete (e non solo) che sono stati protagonisti e attori di percorsi di ricerca e innovazione didattica.

Il documento si articola in una premessa e di altre tre parti riferite alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado.

Invitiamo le e gli insegnanti della Rete a leggere le nostre riflessioni e a esprimere il loro punto di vista.

Nel seminario del 3 settembre 2025 ci sarà la possibilità di discutere anche questo tema.

 Premessa[1]

Le Indicazioni Nazionali del 2012 sono state sostenute da un lungo e complesso processo di elaborazione, coinvolgendo esperti, pedagogisti, disciplinaristi e la comunità scolastica nel suo complesso. La costruzione di curricoli nelle scuole ha richiesto un significativo sforzo da parte di docenti e dirigenti scolastici.

Un percorso che è stato arricchito nel 2018 da un documento emanato dal MIUR e intitolato Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari, nel quale vengono valorizzati gli obiettivi dell’Agenda 2030 e dell’educazione alla cittadinanza, anche in un’ottica globale.

Pur riconoscendo la necessità di riqualificare il sistema scolastico e il fare scuola per migliorare i risultati formativi, riteniamo che l’abbandono del paradigma della complessità a favore di una visione semplificata e fortemente etnocentrica e identitaria non risponda ai bisogni formativi del nostro tempo.

Colpisce l’affermazione secondo cui “solo l’Occidente conosce la storia”, che riduce e marginalizza le altre culture, le loro conoscenze e i loro contributi alla storia. Un simile approccio, oltre a essere anacronistico, appare pericolosamente divisivo in una scuola che oggi è abitata da studenti con storie, origini e identità differenti.

A ciò si aggiunge un’impostazione fortemente prescrittiva. Il testo propone contenuti dettagliati e metodologie didattiche vincolanti, segnando un ritorno alla “scuola del programma” e minando in profondità̀ la libertà di insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione, nonché le prerogative dell’autonomia scolastica.

L’enfasi posta sui talenti individuali e sulla personalizzazione dell’apprendimento, non adeguatamente bilanciata da un’attenzione al principio dell’individualizzazione e alla necessità di garantire a tutte e a tutti il raggiungimento degli stessi traguardi di competenza, ci induce a ritenere che il testo elaborato dalla Commissione presenti un’impostazione profondamente antiegualitaria. Un’impostazione questa che rischia di allontanare le comunità educanti dall’attenzione a pratiche educative realmente inclusive e coerenti con i valori di giustizia, equità e solidarietà sanciti dalla nostra Costituzione.

Nel nuovo testo  emerge una scarsa coerenza pedagogica e progettuale con i precedenti documenti.

Viene proposta un’idea semplificata, lineare dei fatti del mondo (abbandonata da tempo dalla ricerca didattica) che frammenta la conoscenza, in contrasto con la realtà globale e inevitabilmente interconnessa del mondo di oggi che si trova espressa nel paradigma della complessità punto forte delle IN 2012, nel quale le scuole della Rete da anni si riconoscono. 

Riflessioni sull’idea di bambini/e

È visibile, da subito, un impoverimento dell’idea di bambina/o e di ragazza/o, soprattutto per quanto riguarda il bagaglio delle conoscenze pregresse e le sue potenzialità di pensiero, evidente è l’idea di trasmissibilità del sapere che si sostanzia in una lettura precocemente disciplinare e non interconnessa dei campi di esperienza e delle conoscenze. La famiglia è considerata nella sua dimensione più tradizionale, non rispettosa della realtà attuale.

Manca l’idea di comunità educante, di rete comunitaria (scuole, associazioni, territorio…) che contribuisce all’educazione dei più piccoli, nella quale le bambine e i bambini apprendono gli uni dagli altri attraverso il confronto sui diversi saperi, nel dialogo con variegate figure.

Il lessico che risulta pesante, spesso incoerente si contrappone a quello delle precedenti indicazioni che suggeriva atteggiamenti di incoraggiamento, di ricerca personale e collettiva, di attenzioni verso la cura della naturale costruzione del sapere, dove il tempo lento garantisce l’approfondimento e la riflessione necessaria per far proprie le conoscenze. Scompare la ricerca appassionata dove adulto e bambino sono complici in un gioco di ruoli dove tutti sono maestri.

Riflessioni sull’idea dell’ insegnante/i 

L’insegnante tratteggiato nel nuovo documento sembra incapace di scelta ragionata di contenuti, incapace di autonomia didattica tanto da avere bisogno non solo di lunghe liste di cose da fare ma anche di suggerimenti metodologici, indicati in ciascun campo di esperienza e disciplinare, svilenti e superati, che danno una visione frammentata e riduttiva del fare scuola. Scompare così il ruolo dell’insegnante progettista didattico e mediatore culturale, ispirato da criteri di ascolto e di accompagnamento e presa in carico dei bisogni e dei saperi personali del gruppo classe, così come viene descritto dalla normativa in vigore.

Ben diversa è la realtà scolastica di oggi, lo diciamo per esperienza diretta di  docenti e di formatrici/formatori dove è fondamentale la comunità professionale che cresce arricchita dal confronto, dalla formazione continua, dalla riflessione sulla pratica, dal rapporto con i saperi e la cultura, che si prende carico dell’osservazione ragionata, della documentazione (traccia di processi di pensiero) e della valutazione (riflessione formativa sulla crescita del singolo nel gruppo classe).

Riflessioni sulla centralità della scuola

Identità, autonomia e competenza restano le tre finalità riproposte nel nuovo documento, ma compaiono descritte senza tener presente il processo di rispecchiamento con gli altri che sappiamo per esperienza essere indispensabile per la loro maturazione. Sono trattate come finalità che il bambino raggiunge in forma separata, mentre abbiamo imparato in questi anni di ricerca che il bambino matura il senso della propria identità e la consapevolezza delle competenze acquisite soprattutto grazie al riconoscimento che gli altri (i coetanei, per primi, ma anche altro) gli confermano nell’esercizio di prove di autonomia (procedurale e di pensiero) che egli stesso conduce.

Cambia l’idea stessa di scuola: alla centralità che nelle IN del 2012 viene data all’idea di cittadinanza  nelle diverse dimensioni (nazionale, europea, planetaria), attiva, solidale e inclusiva se ne sostituisce una nazionalistica in salsa occidentale:  in un processo di semplificazione che riduce, come sostiene Italo Fiorin “la persona all’ individuo, la famiglia reale alla famiglia ‘ideale’, la cittadinanza al nazionalismo, il mondo al nostro Paese, l’identità umana all’identità italiana, l’apertura culturale alla dimensione occidentale”.

Viene cancellata la quarta finalità, relativa allo “sviluppo della cittadinanza”, per noi invece fondamentale, intesa come esercizio di dialogo fondato sulla reciprocità dell’ascolto, che pone le basi per la maturazione del senso di empatia e per la condivisione di regole che promuovono vicinanza e rispetto per l’altro. Educare alla cittadinanza significa educare alla complessità plurale e globale della realtà di oggi, indispensabile per formare identità interculturali, modalità che ci guida da anni.

Viene omesso il paragrafo sull’Ambiente di apprendimento, che nelle IN 2012 descrive e suggerisce le attenzioni necessarie per predisporre un luogo di apprendimento non solo fisico ma soprattutto mentale di attivazione, osservazione, documentazione e valutazione che funge da premessa alla trattazione dei campi di esperienza, unificati da un preciso approccio metodologico. L’assenza di questa importante “premessa” penalizza la trattazione dei campi di esperienza che appaiono decontestualizzati, ridotti a micro-discipline, per ognuno dei quali è previsto il raggiungimento di competenze e obiettivi specifici raggiungibili attraverso suggerimenti metodologici che tendono a parcellizzare la professionalità dell’insegnante e rimandano alla vecchia idea del programma.

Nel 2025 sarebbe stato opportuno un aggiornamento delle IN 2012 (implementate nel 2018) rispetto a migrazioni, guerre, ineguaglianze culturali, economiche, di genere. Solo una scuola a misura di mondo può riuscire a essere anche a misura di bambino e di insegnante.

La spaventosa ignoranza storica e geografica della popolazione giovane e adulta italiana, sembra essere proprio il risultato della scuola della trasmissione di contenuti fondata solo su sussidiari e manuali intesi come piani di lavoro, con apparati di verifica/valutazione a corredo. Tipo di scuola che è rimasta quella largamente prevalente nella pratica, nonostante la normativa vigente indicasse anche metodologie attive multidirezionali.

La bozza ripropone il vecchio paradigma del prima il vicino, perché sarebbe più accessibile ai più piccoli. Ma vicino e lontano oggi non sono più concetti solo spaziali: un evento che succede dall’altra parte del mondo può essere altrettanto vicino di quanto succede nella propria città e nazione.

In storia in particolare, troviamo una indicazione stringente di contenuti da affrontare anno per anno che, pur non volendo essere prescrittiva, orienterà sicuramente le case editrici e le aspettative delle famiglie, limitando di fatto la discrezionalità e l’autonomia curricolare delle scuole. Tra l’altro, i contenuti suggeriti per le classi prima e seconda primaria sono del tutto inadatti all’età dei bambini e del tutto estemporanei anche rispetto alla progressione che segue dalla terza in poi. Le indicazioni sui testi letterari per la primaria e per gli episodi di “narrazione” in storia sono chiaramente orientate ad una visione della letteratura e della storia connotate in senso identitario. Tale spirito pervade peraltro tutta la Premessa e in particolare le due discipline italiano e storia. Il linguaggio sovente utilizzato in queste parti di testo sembra più adatto ad un manifesto politico che a documento di indirizzo didattico e in alcuni passaggi assume toni che toccano un registro emotivo di tipo deamicisiano, quando si parla di “educazione del cuore”, “tenerezza, incanto”, “sapienza del cuore”. [2]

Di tutt’altro orientamento invece le indicazioni per quanto riguarda la geografia, che fin dalle prime parole precisano le finalità assegnate a questo sapere: Dopo aver concorso in passato a “fare gli italiani”, la geografia ha oggi il compito di allargare lo sguardo sul mondo, per abbracciare l’idea di essere parte di relazioni e legami a più scale, da quella locale a quella planetaria.

Scuola dell’infanzia

La riflessione prende in considerazione alcuni aspetti contenutistici e di metodo che riguardano la scuola dell’infanzia. Vengono evidenziati passaggi, incoerenze e impostazioni didattiche discutibili per le loro evidenti criticità, in netto contrasto con le pratiche sperimentate in questi anni dalle scuole della Rete. L’intento è di fornire strumenti di “lettura critica” sia per il docente singolo che per un confronto di  team  in modo da rafforzare la consapevolezza delle future scelte progettuali.

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Scuola primaria

Sono state messe in evidenza le contraddizioni tra le affermazioni presenti nella bozza delle IN 2025 e le pratiche didattiche consolidate nella comunità dei docenti innovatori, che fanno capo a tutte le associazioni di ricerca didattica d’Italia. Metodologie che negli ultimi decenni hanno dato prova di praticabilità e validità.

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Scuola  secondaria di primo grado

Le buone pratiche didattiche che sono state proposte, seguite e sperimentate dalla Rete di Geostorie nel corso di questi anni hanno dimostrato che, laddove si intraprendono percorsi significativi per gli studenti, le conoscenze risultano più stabili e sicure, con evidenti ricadute sulla capacità di imparare, sulla formazione dello spirito critico e in definitiva sulla formazione del cittadino capace e responsabile.

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[1] Si riprendono qui alcune considerazioni della lettera del 17 aprile 2025 indirizzata al Presidente Mattarella con riferimento alla nuove indicazioni 2025 e firmata da molte associazioni (tra cui il CIDI, Clio ‘92, MCE).

[2] Lettera aperta alla prof.ssa Loredana Perla 1 maggio 2025  Associazione Gessetti colorati https://www.gessetticolorati.it/dibattito/2025/05/01/nuove-indicazioni-chi-le-critica-non-fa-parte-di-un-circolo-di-radical-chic/

Pubblichiamo qui, a partire dai link alle due bozze del documento ministeriale, altri interventi, contributi, riflessioni, con particolare riferimento alle discipline di storia e geografia.

MIM Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione 2025 (11 giugno)

MIM Nuove indicazioni per la scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione 2025 (11 marzo)

Orizzonte Scuola Le nuove indicazioni. Cinque domande a Galli Della Loggia, Antonio Calvani, 15 marzo

Osservazioni sulle Nuove indicazioni 2025. Scuola dell’infanzia e primo ciclo di istruzione. Materiali per il dibattito pubblico, con particolare riferimento a storia, Maurizio Gusso, 17 marzo, 2025

SISME Società per la Storia MedievaleOsservazione sulle Nuove Indicazioni, Francesco Panarelli, 18 marzo 2025

SIDIdaST Documento della SIDIdaSt sulle Nuove indicazioni nazionali 2025, 23 marzo 2025

Gessetti Colorati Nuove Indicazioni con sapore di antico, Antonio Brusa, Franca Da Re, Raffaele Iosa, Cinzia Mion e Aluisi Tosolini, 19 aprile 2025

Nuove Indicazioni 2025. Analisi critica a più mani, AA.VV. 25 aprile 2025

La ricerca – Loescher editoreIndicazioni Nazionali 2025, AA.VV., 20 marzo – 26 aprile

Lettera aperta alla prof.ssa Loredana Perla, Cinzia Mion, 1 maggio 2025

Scuola7.it La storia disegnata dalle Indicazioni 2025 – Narrazioni e scorciatoie semplificate, Luciano Rondanini, 4 maggio 2025

CVE Coordinamento per la Valutazione Educativa Commento alle Nuove Indicazioni

SIS Società Italiana delle Storiche – Comunicato

Tuttoscuola e Fondazione Agnelli, 14 aprile 2025

Antonio Brusa e Rodolfo Marchisio commentano l’intervento del Consiglio di Stato
sulle Nuove Indicazioni 2025. Guarda il video