27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2025

Il campo di Auschwitz venne liberato dalle truppe dell’Armata Rossa il 27 gennaio. Fino ad allora erano state uccise tra 1,1 e 1,3 milioni di persone: nella stragrande maggioranza ebrei, ma anche polacchi, rom e sinti, prigionieri di guerra sovietici e di altre nazionalità. Altre migliaia di sopravvissuti morirono poco dopo la liberazione. Tra di essi anche Hurbinek.

Nel Giorno della Memoria ricordiamo tutto questo. E lo ricordiamo, ci siamo ripetuti in tutti questi anni, perché ciò non accada mai più. A nessuno. In nessuna parte del mondo.

Nel frattempo, abbiamo assistito a nuovi crimini di guerra, a crimini contro l’umanità, ad altri genocidi. Dimenticandoci che la memoria di Auschwitz non poteva riguardare solo il passato, non poteva chiudersi ed essere imprigionata solo in quel luogo. Dimenticandoci che l’orrore di Auschwitz era l’orrore per ogni oltraggio all’umanità.

La guerra, ancora, abita il nostro tempo: sono oltre 60 i conflitti in corso sparsi in 34 Paesi (Istituto di ricerca per la pace di Oslo). Gli ultimi tre anni, sono stati i più cruenti per numero di vittime dalla fine della Guerra fredda. Ad alimentare questo dato drammatico sono state in particolare tre guerre: quella nella regione settentrionale etiope del Tigray, quella in Ucraina e a Gaza.

Dobbiamo, dunque, ricordare e parlare di Shoah, ma anche dell’oggi. Non possiamo, come dice la storica Anna Foa, limitarci a raccontare le leggi del ‘38 e la deportazione degli ebrei d’Europa senza prestare ascolto e voce a quanti oggi muoiono fra le rovine di Gaza. Non per fare paralleli inutili e sbagliati, ma per assumerci le nostre responsabilità a favore dei diritti umani e della pace oggi.

Il 27 gennaio non è nato per risarcire gli ebrei, e non è una data che riguarda gli ebrei: riguarda tutti noi. Per conoscere la Shoah, per comprendere le ragioni e le condizioni che la resero possibile nel cuore della nostra civiltà, per interrogarci non solo sui carnefici ma anche sul silenzio e l’indifferenza di molti, per ricordare quello di cui l’essere umano è stato capace e per farne un evento che insegni e che impedisca altri genocidi e crimini contro l’umanità.

Raccontare la persecuzione e la distruzione degli ebrei d’Europa ad opera di Hitler è ancora necessario. E come insegnanti dobbiamo mettere a disposizione delle nuove generazioni gli strumenti conoscitivi per interrogarci su quella storia, per accogliere le domande, le riflessioni, i pensieri e le inquietudini delle nuove generazioni, per connettere quel passato al nostro presente. E allora, seguendo il suggerimento di Anna Foa, parliamo della Shoah. Parliamo dei genocidi, dei crimini di guerra contro tutti i popoli, dei crimini contro l’umanità, parliamo dei diritti umani, anch’essi frutto della Shoah. Parliamo di pace.

Ricordiamo con Hurbinek tutte le bambine e i bambini che muoiono nelle guerre di oggi.

La redazione dei Quaderni della Rete delle Geostorie
Anna Aiolfi, Luisa Bordin, Gabriella Bosmin, Nadia Paterno, Ernesto Perillo, Silvia Ramelli

Vedi anche: I Quaderni della Rete delle Geostorie dedicati al Giorno della Memoria
Webinar MAI INDIFFERENTI: 27 gennaio 1945-27 gennaio 2025 con Anna Foa e David Bidussa